Grazie a mio fratello Fabrizio, ho avuto modo di visitare il Giappone una prima volta nel Dicembre del 2017, con l’itinerario incentrato sulle città più famose, come la capitale Tokyo, Osaka, Nara e Kyoto, il centro culturale e spirituale del Paese.

Vista questa prima esperienza molto positiva, fin da subito ho iniziato a pensare ad un secondo viaggio nel Paese del Sol Levante e l’opportunità di ritornarci è capitata nel Novembre del 2019, sempre in compagnia di mio fratello, ormai veterano di questa Nazione, dato che per lui s’è trattato della quinta esperienza ed anche per questo motivo l’itinerario è stato creato pensando a località e città meno turistiche e mai visitate da nessuno di noi due (esclusa Himeji).

Il viaggio è stato incentrato su due zone in particolare, l’area dell’isola principale di Honshu fra Osaka ed Hiroshima ed il Kyushu, la terza isola maggiore del Giappone, con un breve e fugace salto nello Shikoku (l’altra delle quattro isole maggiori, assieme all’Hokkaido).

Himeji

Dopo 24 ore di viaggio, fra aeroporti, voli aerei e treni, siamo giunti alla prima città di questa nuova avventura in terra nipponica, Himeji, famosa per ospitare uno dei pochi castelli originali rimasti in Giappone ed a detta di molti anche il più bello.

Dopo aver lasciato i bagagli in hotel verso le 15.00, ancora imbambolati dal jet lag, abbiamo fatto un primo giro della città, camminando tutto attorno al maestoso castello e lungo le classiche strade commerciali al coperto (shopping arcade) presenti in ogni medio-grande città giapponese; abbiamo poi concluso la giornata con una cena a base di anguilla e riso, onnipresente nella cucina locale.

Non distante dal centro città si trova il Monte Shosha, che ospita un vasto complesso di templi immersi nella natura; qui vennero girate alcune scene del film L’ultimo Samurai, con Tom Cruise. Per raggiungere la montagna, che a dire il vero è più una collina, si può usufruire di una comoda funivia che porta verso l’inizio dei sentieri che si dipanano nei boschi circostanti; l’area accoglie nel suo complesso una ventina di templi, in maggioranza buddisti.

Kobe

La città di Kobe è famosa nel mondo per via della carne, non proprio economica, e visto che eravamo lì, un pranzo a base di bistecca di wagyu (bovino giapponese) era d’obbligo; il conto alla fine è salato, anche perchè c’è un cuoco che cucina la carne ed i vari contorni davanti ai tuoi occhi con una notevole maestria.

Cibo a parte, Kobe è una città moderna con numerosi grattacieli, un vivace porto ed una interessante Chinatown, il centro si può girare tranquillamente a piedi.

Poco distante dalla città c’è inoltre la possibilità di visitare il ponte sospeso più lungo del Mondo, l’Akashi Kaikyo Bridge, che collega l’Honshu all’isola di Awaji; si cammina su una passerella pedonale, che si trova a circa 50 metri d’altezza rispetto al mare sottostante, nell’intelaiatura d’acciaio e calcestruzzo del ponte, al di sotto delle corsie stradali.

Tottori

Dalla nostra ‘base’ di Himeji abbiamo fatto una gita giornaliera in treno a Tottori, città sulla costa settentrionale dell’Honshu, famosa per le sue dune di sabbia, uniche in tutto il Giappone.

Visto che le dune si trovano a qualche chilometro dalla stazione ferroviaria abbiamo noleggiato due biciclette per raggiungerle, peccato che queste avessero il cambio fisso e che la strada dopo una manciata di chilometri pianeggianti sia diventata più tosta, facendoci sudare non poco per arrivare a questo piccolo deserto.

L’esperienza è sicuramente interessante e particolare; superate le brevi scalinate di accesso, si apre una splendida visuale d’insieme sul piccolo deserto, in cui si può camminare liberamente fino a giungere in riva al mare, arrampicandosi e scendendo dalle varie dune.

Riprese le nostre biciclette siamo tornati verso il centro città, con percorso fortunatamente in discesa e poi pianeggiante; il resto della giornata l’abbiamo trascorso visitando alcuni templi e le rovine del castello, distrutto durante il periodo Meiji oltre un secolo fa, ma da dove si gode di uno splendido panorama su Tottori e le montagne circostanti.

Okayama e Kurashiki

E’ giunta l’ora di spostarsi più ad ovest e precisamente ad Okayama, sede di uno dei tre giardini paesaggistici più belli del Giappone, il Korakuen, che non delude le attese; dall’altra parte del fiume sorge anche un castello, ricostruito però dopo che venne distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, adesso ospita un museo e non è strutturato come un castello tradizionale.

La giornata è ancora lunga ed abbiamo in programma come seconda tappa la Kibi Plain, una pianura rurale a pochi chilometri dal centro di Okayama, da visitare noleggiando delle biciclette.

Il percorso è lungo in tutto 18 Km ed è completamente pianeggiante, permettendo di visitare alcuni templi lungo la strada, prima di arrivare a Soja, dove si possono riconsegnare le biciclette senza pagare alcun extra.

L’escursione è nel complesso davvero bella ed interessante ed alla portata di tutti, anche il meteo è dalla nostra parte, col termometro che arriva attorno ai 20° C. Fra santuari shintoisti, templi buddisti (tutti gratuiti) e stradine in mezzo a campi di riso, il tempo passa in un battibaleno.

Prima di tornare ad Okayama abbiamo ancora un paio di ore di luce per visitare la città di Kurashiki, con il distretto storico Bikan e le sue caratteristiche costruzioni ed il relativo canale che lo attraversa.

Questo intenso giorno non è ancora concluso, poichè dobbiamo trasferirci in treno ad Onomichi, da dove intraprenderemo il percorso ciclistico dello Shimanami Kaido; concludiamo in bellezza con una cena a base di okonomiyaki (una sorta di frittata contenente verze, farina, uova, a cui aggiungere a piacere gamberetti, vari tipi di salse, carne o altro ancora), probabilmente il mio piatto giapponese preferito, in un ristorantino con una dozzina di posti a sedere.

Shimanami Kaido

Lo Shimanami Kaido è una strada a pagamento di circa 60 chilometri, che collega l’Honshu allo Shikoku, attraversando una serie isole del mare interno del Giappone, collegate fra loro da diversi ponti; durante la costruzione di questa via di comunicazione fra due delle quattro isole maggiori giapponesi, si è pensato anche a pedoni e ciclisti, riservando apposite corsie su ognuno dei ponti; questa scelta, unita ad un paesaggio idilliaco, ha fatto si che col tempo lo Shimanami Kaido diventasse uno dei percorsi ciclabili più gettonati del Paese, in cui sempre più persone si cimentano.

Il tragitto ciclabile è leggermente più lungo rispetto a quello stradale (70 Km) ed è ben segnalato grazie ad una linea blu sul fianco della carreggiata; fin dalla stesura del nostro itinerario di viaggio abbiamo deciso di dedicare 2 giornate allo Shimanami Kaido, in modo da poter fare qualche deviazione dal percorso principale, scelta che si è rivelata assolutamente azzeccata.

Partiamo di buon mattino dalla prima isola (Mukaishima), separata da uno stretto braccio di mare da Onomichi; dopo i primi chilometri di riscaldamento in pianura iniziano i primi saliscendi, in special modo per raggiungere i ponti, anche se le rampe di accesso hanno pendenza costante attorno al 3%, affrontabili tranquillamente con le cross bike noleggiate all’inizio del tour.

Vista l’eccessiva ‘facilità’ del percorso standard, aggiungo una bella salita con tratti oltre il 10%, che portano però ad un tempio buddista, con una terrazza panoramica spettacolare, che consente una vista a 360° su tutte le isole circostanti e che giustifica i due chilometri di estrema fatica necessari per raggiungerla (l’ultima parte si fa a piedi).

Sull’isola di Ikuchi visitiamo il Kousanji, un complesso di templi molto ricco, in cui si trova addirittura un’enorme struttura costruita con marmo di Carrara! Dopo una meritata pausa gelato (eh si, anche oggi siamo poco sotto i 20° C come temperature), ripartiamo alla volta della quarta isola, Omishima, dove abbiamo prenotato l’alloggio.

C’è però il tempo per visitare prima un’altra piccola isola, non compresa nel percorso, ma molto particolare, perchè popolata da quasi un migliaio di conigli, che si possono accarezzare ed a cui si può dar da mangiare. Per raggiungerla da Omishima dobbiamo prendere un traghetto che in circa 15 minuti ci porterà su Okunoshima, prima di tornare indietro verso l’imbrunire. L’isola è grande appena 70 ettari ed i conigli sono liberi di girarla in lungo e largo, non avendo nemici naturali da cui difendersi; ad ogni angolo troverete questi simpatici animaletti in cerca di coccole e soprattutto cibo.

Ritornati su Omishima ci dirigiamo al nostro alloggio, un minshuku, paragonabile ad un nostro bed & breakfast, ma a gestione familiare e dove si dorme per terra nei futon; qui possiamo inoltre gustarci l’esperienza di una cena tipica tradizionale, a base soprattutto di pesce, riso e verdure, col cuoco che ad un certo punto ci porta anche una zuppa con dentro una testa di pesce, dall’aspetto non molto invitante, ma in realtà buona, come il resto delle pietanze d’altra parte.

La mattina seguente, dopo una sostanziosa colazione, anche questa con pesce ed altre pietanze che in Italia non siamo abituati a mangiare di primo mattino, ci dirigiamo verso il santuario Oyamazumi, la sala del tesoro annessa, ricca di armi ed armature samurai ed il vicino museo marittimo.

Dopo pochi chilometri sull’isola di Hakata, dove si può nuotare coi delfini, percorriamo il penultimo ponte e raggiungiamo l’isola di Oshima, dove affronteremo la salita più dura di tutto il tour, per raggiungere il Monte Kiro, 3 chilometri con pendenza media attorno al 10%, anche questa non compresa nell’itinerario suggerito dalla guida ufficiale, ma che riserva una vista mozzafiato sullo Shikoku e sulla città di Imabari, nostra meta finale. Dall’osservatorio si nota chiaramente l’ultimo ponte dello Shimanami Kaido, lungo ben 4 chilometri e che affronteremo più tardi, in seguito ad una meritata discesa.

Attraversato l’infinito ponte, raggiungiamo prima l’osservatorio situato dall’altra parte, per fortuna dopo una salita molto breve e poi ci dirigiamo verso Imabari, dove facciamo un’ultima piccola deviazione verso il suo castello, prima di riconsegnare le biciclette nei pressi della stazione degli autobus, da dove prendiamo un mezzo che ci riporta ad Onomichi.

Lo Shimanami Kaido è un percorso davvero splendido e permette di vedere una parte di Giappone più insolita e tradizionale, fatta di villaggi di pescatori, coltivazioni agricole (soprattutto agrumi), spiagge deserte, panorami eccezionali e con la vita che scorre a ritmi più lenti e rilassati rispetto alle grandi città.

Onomichi

Prima di lasciare definitivamente l’Honshu e concludere quindi questa prima parte del viaggio dedichiamo una mattinata alla città di Onomichi, un piccolo gioiellino, per via del gran numero di templi collegati fra loro da una camminata che si dipana fra ripide scalinate, strette stradine e scorci panoramici sulla costa.

Con le gambe ancora provate dagli sforzi in bicicletta dei giorni precedenti raggiungiamo il più famoso di questi templi, il Senkoji, ubicato su una collina dalla quale lo sguardo può spaziare su Onomichi e le isole attraversate i due giorni precedenti; lungo il tragitto incontriamo anche diversi gatti, ‘padroni’ di quest’area della città.

Salutiamo così l’Honshu e prendiamo uno shinkansen (treno veloce) che ci porta a Fukuoka, la città più importante del Kyushu, dove inizierà la nostra esplorazione di questa grande isola, che ci regalerà molti altri ricordi da conservare nella nostra memoria.

Testo e fotografie – Raul Montoleone


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