Questa nuova fase del viaggio ci porterà nel Kyushu, alla scoperta delle sue principali città, località termali, vulcani attivi ed isole dai cedri millenari.

Il Kyushu è la terza isola più grande del Giappone, ma è un pò fuori dalle maggiori rotte turistiche, che si concentrano sull’asse Tokyo-Kyoto; le cose da vedere, scoprire e fare sono comunque tante, noi ci siamo dedicati alle città più facilmente accessibili (tramite treno), con l’aggiunta dell’isola di Yakushima, raggiunta con un aliscafo.

Fukuoka

La prima tappa nel Kyushu è Fukuoka, la più grande città di quest’isola e che sarà anche la nostra base per i giorni seguenti.

Non sono un amante delle grandi città e quindi dedichiamo solo una manciata d’ore al centro urbano, coi suoi centri commerciali e le mille luci; al pomeriggio ci rechiamo alla Fukuoka Tower che ha un bell’osservatorio situato ad oltre 120 metri d’altezza, da cui ci godiamo il panorama ed il tramonto sul mare.

Fukuoka è famosa anche per uno dei piatti giapponesi più noti a livello mondiale, il ramen; lo mangiamo una prima volta in una delle tipiche bancarelle in riva al fiume (yatai) in cui si sta gomito a gomito con gli altri avventori, replicando una delle sere successive in un ristorante nei pressi della stazione ferroviaria.

Dopo aver elaborato l’itinerario, parecchi mesi prima del viaggio, scopriamo che nei giorni in cui saremo a Fukuoka si terrà uno dei sei principali tornei annuali di sumo e quindi ne approfittiamo per assistere dal vivo a questo sport nazionale giapponese, ricco di rituali tramandati da secoli.

Beppu

Beppu è una delle stazioni termali più rinomate ed importanti del Paese e si trova sulla costa nord-orientale del Kyushu; la si raggiunge in un paio di ore di treno da Fukuoka.

Oltre al gran numero di onsen, che sfruttano l’acqua calda termale di questa parte del Kyushu, Beppu è famosa per i cosiddetti ‘inferni’, sette sorgenti di acqua bollente in cui non si può fare il bagno, ma che si possono visitare pagando ogni entrata oppure facendo un abbonamento per vederli tutti.

Ognuno di questi inferni ha le sue peculiarità, in alcuni si trovano pozze di fango, in altri dei laghetti dai più svariati colori (azzurro, rosso, marrone) in base ai minerali presenti nell’acqua e nel terreno, oltre ad un geyser che erutta ogni mezzoretta circa; tutto l’insieme è molto turistico e si trovano anche cose un pò strane, come enormi pesci in apposite vasche oppure decine di coccodrilli in una specie di piccolo zoo.

Secondo me vale la pena visitarli per via della loro particolarità, anche se troverete molti turisti ed alcune cose che fanno un pò storcere il naso.

Visto che abbiamo ancora un pò di tempo a disposizione, ci allontaniamo momentaneamente dalla città per raggiungere il Monte Tsurumi (1.374 m.) da cui si ha un panorama sia sulla baia di Beppu, inclusa la vicina città di Oita, che sulle cime e vallate circostanti.

La montagna si può raggiungere tramite una funivia, dalla cui stazione a monte si dipanano alcuni sentieri che portano in vari punti panoramici ed in vetta, peccato che noi la troviamo avvolta nella nebbia e quindi la visuale è meno spettacolare di quello che potrebbe essere con meteo più clemente.

Nagasaki

Tre giorni dopo lo sgancio della prima bomba atomica su Hiroshima, ne venne lanciata un’altra su Nagasaki, la quale tolse la vita a circa 1/3 della popolazione della città; oggi ci sono diversi luoghi che ricordano questo drammatico evento, ad iniziare dal toccante museo della pace, per proseguire col parco della pace e quello dell’ipocentro.

La bomba esplose nella parte settentrionale della città (Urakami) a 4 chilometri dall’obbiettivo previsto, questo fece si che gran parte degli edifici storici rimasero in piedi o subirono danni lievi.

Nella nostra giornata a Nagasaki riusciamo a visitare una manciata di templi (Suwa, Kofukuji e Sofukuji), così come Chinatown e la zona lungo il fiume Nakashima, col famoso ponte degli occhiali, oltre al quartiere olandese, che conserva tuttora edifici in stile europeo; la città è molto bella ed offre diversi spunti interessanti.

Poco prima del tramonto ci dirigiamo verso il Monte Inasa, raggiungibile dalla città tramite una comoda funivia; dall’osservatorio il panorama è incredibile ed a 360°, non a caso è considerata una delle tre migliori viste notturne dell’intero Giappone! Col passare dei minuti Nagasaki inizia ad illuminarsi e ‘costringo’ la mia macchina fotografica ad un lavoro supplementare.

Kumamoto

Nello spostamento fra Fukuoka e Kagoshima dedichiamo una mezza giornata a Kumamoto, città che nel 2016 è stata colpita da un potente terremoto, coi segni ancora visibili su quello che era uno dei più bei castelli del Giappone; si può comunque camminare nel grande parco circostante, in cui si vedono ad occhio nudo i gravi danni arrecati da questo evento naturale.

L’altra attrazione principale della città è il giardino paesaggistico Suizenji, in cui è riprodotto anche il Monte Fuji; Kumamoto è inoltre famosa per la sua mascotte, che è diventata in breve tempo una delle più popolari del Paese, si tratta di Kumamon, un simpatico orso nero, che ormai compare su qualsivoglia souvenir cittadino.

Kagoshima

Le ultime giornate di questo viaggio le passeremo tutte nella prefettura di Kagoshima, la seconda più meridionale del Giappone, dopo quella di Okinawa; il clima nonostante sia metà Novembre sarà ancora molto buono, con temperature giornaliere attorno ai 20° C.

La città di Kagoshima si raggiunge abbastanza velocemente da Fukuoka in 80 minuti, grazie allo shinkansen, si affaccia sull’omonima baia e si trova a pochi chilometri da uno dei vulcani più pericolosi del Mondo, attivo anche durante il nostro soggiorno, da cui è comunque ‘separata’ da un braccio di mare di pochi chilometri.

La città è gemellata dal 1960 con Napoli, per via della somiglianza con il capoluogo campano, grazie alla presenza di un vulcano, di una baia e del clima mite; c’è anche una strada chiamata Napoli dori ed in più abbiamo visto un tram dedicato a Napoli.

Una mattina prendiamo il traghetto che ci porta sull’ex-isola di Sakurajima, dove si può osservare più da vicino l’omonimo vulcano, che di tanto in tanto si vede ‘fumare’; dal porto prendiamo un bus che ci porterà ad un punto di osservazione situato a 350 metri d’altezza ed a circa 2,5 chilometri dal cratere, distanza minima a cui ci si può avvicinare.

Tornati ai piedi del vulcano facciamo una lunga passeggiata vicino alla costa, dove sono visibili i segni della violenta eruzione del 1914; al termine del sentiero ci aspetta un pediluvio in cui si possono immergere i piedi, godendosi il panorama sulla città di Kagoshima, senza dimenticarsi di lanciare qualche occhiata all’attività del Sakurajima.

Kagoshima è ben servita da una linea di tram ed il centro è comodo da girare a piedi, inoltre si trovano diversi angoli tranquilli in riva a fiumi o in parchi cittadini ricchi di verde; per i turisti sono inoltre disponibili dei bus circolari che fermano nei pressi dei luoghi più famosi.

Un’altra delle attrazioni più interessanti della città è il giardino Senganen, di tipo paesaggistico e che utilizza la vicina baia ed il vulcano Sakurajima come sfondo naturale, il risultato è notevole e la visita procede in maniera piacevole, fra esibizioni floreali, laghetti, ruscelli e negozi di souvenir.

Ibusuki

Dopo aver raggiunto questa cittadina con un treno locale, noleggiamo per un’ultima volta delle biciclette, in questa occasione elettriche, poichè vogliamo esplorare tutta la zona a sud-ovest di Ibusuki.

Come prima tappa ci fermiamo presso un’onsen, che oltre alle classiche vasche termali molto belle, permette di fare dei bagni di sabbia vulcanica; una volta distesi sul terreno si viene ricoperti quasi completamente (esclusa la faccia) da sabbia molto calda, 60° C circa, sotto la quale si può stare al massimo 15 minuti; esperienza particolare dopo la quale ci rilassiamo una mezzoretta nelle vasche termali, anch’esse con acqua piuttosto calda.

Inforcate nuovamente le biciclette arriviamo dopo pochi minuti alla stazione più meridionale del Giappone, Nishi-Oyama, in cui scattare le foto di rito; proseguiamo quindi verso l’interno per pranzare in un ristorante abbastanza originale, nel tavolo c’è una specie di vasca dove scorre dell’acqua fredda, in cui vanno immersi degli spaghetti da riprendere poi ‘al volo’ con le bacchette, impresa che si rivelerà più facile di quello che ci si poteva immaginare inizialmente.

Il paesaggio è molto bello e si pedala quasi sempre su strade rurali con poco traffico, anche qui il panorama è dominato da un vulcano, in questo caso spento; purtroppo dopo pranzo il tempo minaccia pioggia e quindi torniamo verso la stazione di Ibusuki, senza visitare le altre due tappe che ci eravamo prefissati, il Lago Ikeda e Capo Nagasakibana, pazienza.

Yakushima

A Kagoshima prendiamo un aliscafo che in un paio di ore ci porterà sull’isola tropicale di Yakushima, famosa per la sua foresta di cedri, alcuni dei quali millenari.

Il mare è un pò mosso, ma il nostro aliscafo arriva in orario ed il tempo migliorerà nel corso della giornata, permettendoci di affrontare un bel trekking nell’interno dell’isola; raggiungiamo il punto di partenza con un bus che si inerpica lungo le tortuose strade in salita di Yakushima e che ad un certo punto si deve quasi fermare a causa di una famiglia di macachi giapponesi che occupa parte della sede stradale.

Il paesaggio si rivela da subito stupefacente, con una foresta estremamente rigogliosa e non potrebbe essere altrimenti, visto che questo è uno dei luoghi più piovosi non solo del Giappone, ma dell’intero pianeta; molte rocce sono ricoperte di muschio e sul percorso, mai troppo difficile da affrontare, si stagliano alcuni cedri millenari, davvero imponenti.

Questa foresta è stata di ispirazione al famosissimo regista Hayao Miyazaki per il suo film d’animazione “La principessa Mononoke” e per accedervi si deve acquistare un biglietto d’ingresso (4 € circa), che serve per la sua manutenzione.

Invece di tornare al punto di partenza proseguiamo verso l’interno dell’isola per ricongiungerci ad un altro trekking, che percorre una vecchia ferrovia ormai in disuso, molto suggestiva; seguiamo i binari ancora presenti e dopo aver superato dei ponti, alcuni dei quali senza nessuna protezione, giungiamo al capolinea, dove prendiamo un autobus che ci riporterà sulla costa.

La giornata volge al termine e ci dirigiamo verso il nostro alloggio, un minshuku come nello Shimanami Kaido, in cui si dorme per terra sui futon ed i bagni sono in comune, ma in questa maniera si è più a stretto contatto con la gente; per cena andiamo in un vicino ristorante in cui mangerò una delle cose più strane di tutta la mia vita, il pesce volante fritto.

La giornata seguente la dedichiamo alla penisola di Isso, in cui visitiamo la costa settentrionale di Yakushima ed un piccolo, ma suggestivo santuario shintoista, prima di rilassarci un’oretta in riva al mare, gustandoci un bel panorama e soprattutto un silenzio difficile da trovare nella nostra routine quotidiana in Italia.

Prima di lasciare quest’isola paradisiaca abbiamo il tempo di un’altra bella camminata a ridosso della foresta, dove si possono ammirare piantagioni di tè, banane ed altra frutta e verdura; speriamo di scorgere anche qualche animale, ma purtroppo scimmie e cervi, molto abbondanti su Yakushima, oggi non si fanno vedere.

Con tanti ricordi da conservare negli anni a venire si conclude così uno splendido viaggio di 2 settimane, alla scoperta di un Giappone forse più autentico, sicuramente meno battuto dal turismo di massa, ma che ha tanto ancora da offrire ed in cui spero di poter ritornare presto.